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Secondo uno studio dell’Università Bocconi di Milano volta ad analizzare l’uso delle sale operatorie su bacini di utenza di circa 150.000 abitanti, la ottimizzazione e riorganizzazione delle sale operatorie è diventato un obiettivo fondamentale per molte strutture sanitarie pubbliche e private.

La crisi ha portato infatti le strutture sanitarie ad orientarsi sempre di più verso un modello di organizzazione più efficiente senza però dover tagliare la qualità del servizio al paziente pur operando con risorse più limitate. La chirurgia, a cui fanno capo voci di spesa quali personale, materiali e strumenti, fa parte di uno di una di quelle voci per cui esistono costi importanti che possono essere abbattuti ma che contemporaneamente non possono portare ad una scadenza del servizio  al paziente, al contrario occorre aumentare la qualità del servizio non solo attraverso la lotta agli sprechi ma anche e soprattutto attraverso la programmazione delle risorse, in particolare per quelle che riguarda la programmazione della sala operatoria.

Una programmazione delle sale operatorie non corretta può infatti portare ad enormi costi causati da ritardi nelle tempistiche degli interventi, dai tempi morti di inutilizzo oltre alla perdita di produttività dovuta alla cancellazione degli interventi stessi dovuti ai più disparati motivi senza possibilità di previsione, aumentando quindi così anche costi e disservizi per i pazienti.

Lo studio dell’Università Bocconi ha identificato, dopo una attenta analisi volta alla raccolta dei dati strutturali organizzativi, somministrazione e raccolta di questionari, due proposte volte al miglioramento della organizzazione:

ottimizzazione dell’attività delle sale per rispondere in modo ottimale alla domanda di prestazioni chirurgiche rilevanti nel presidio

aumento dell’offerta in termini di attività chirurgica volta al soddisfacimento della domanda di medio-bassa complessità dei cittadini presenti nel distretto sanitario interessato

A queste proposte si aggiungono ulteriori considerazioni circa la riorganizzazione e le analisi di fattibilità che suggeriscono di:

ottimizzare l’organizzazione per rispondere alle prestazioni chirurgiche erogate, riorganizzando le attività chirurgiche con un numero inferiore di sale

ottimizzare l’offerta per rispondere ad una domanda maggiore: in particolare organizzare il complesso operatorio per rispondere al fabbisogno chirurgico del bacino di utenza riducendo la mobilità passiva intra ed entra provinciale

 

Al termine dello studio sono state infine presentate due possibili strategie di efficientamento, fra loro molto diverse:

  • una proposta volta al miglioramento dell’ “as is” attraverso un efficientamento economico ed organizzativo sulla base delle prestazioni chirurgiche; questa proposta non comporta impegni economici importanti e porta ad immediati risparmi economici dovute al processo di ottimizzazione del processo anche se qusto non determina un miglioramento delal risposta al territorio.
  • una proposta volta a una risposta più efficace in termini di soddisfacimento della domanda chirurgica del bacino di utenza, adeguando a essa l’offerta chirurgica del presidio; questa seconda scelta comporta un importante investimento economico sia nel personale che nel materiale impiegato, oltre a dover coinvolgere la direzione strategica, però può permettere di rispondere in maniera più efficace alla domanda chirurgica riducendo la mobilità passiva intra ed extra provinciale da parte dei cittadini del territorio.